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- LA ZOOANTROPOLOGIA E LA ZOOFOBIA

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Pubblicato da in Cinofilia ·
Tags: LAZOOANTROPOLOGIAELAZOOFOBIA


 
La zooantropologia didattica è una disciplina che, attraverso la relazione uomo-animale, cerca di stimolare alcune particolari aree dello sviluppo. Con il supporto di ulteriori discipline, come l’etologia e la medicina comportamentale, intende migliorare la relazione evitando quelle derive che ostacolano l’incontro con l’animale e non permettono di liberare i contenuti referenziali che caratterizzano una relazione profonda.
 
Può capitare che i genitori inneschino crisi di panico nei loro figli, trasmettendo loro ansia, frustrazioni e fobie verso eterospecifici. Non c’è alcuna ragione morale ed etica che giustifichi comportamenti genitoriali che imprimano paura nei bambini verso gli animali. I bambini, invece, andrebbero avvicinati ai cani con il giusto rispetto e con la consapevolezza che anche loro sono esseri morali capaci di provare gioie e dolore; e che ciò può avvenire nello stesso habitat in un reciproco adattamento (coevoluzione mutualistica). È fondamentale, quindi, che i soggetti sin da piccoli facciano le loro esperienze sensoriali affiancandosi ad un esemplare di docile temperamento.
 
 
Ma da dove nasce la paura? Qual è l’area cerebrale che sottende la risposta emozionale alla paura e all’ansia?
 
La paura è una emozione primaria etologica, evolutiva ed adattativa. Una delle regioni sottocorticali deputate a tale risposta è l’amigdala. Essa appartiene al circuito limbico di Papez, ed è posta sopra il tronco cerebrale, nella regione rostromediale del lobo temporale. Lesioni o asportazioni dell’amigdala riducono l’espressione della paura e anche il riconoscimento della paura stessa; ne sono un esempio gli importanti studi sulla rabbia dei gatti decorticati, sulla Sindrome di Bucy, su quella di Urbach e sull’afasia.
 
Nello specifico, per i più esperti: il nucleo centrale è collegato con il viscerale dell’amigdala, il quale manda risposte comportamentali di fuga, risposte viscerali e risposte endocrine (liberazione di adrenalina). Tramite il nucleo basale dell’amigdala, le informazioni vengono inviate alla corteccia e attraverso un complicato circuito cerebrale l’informazione torna al nucleo centrale, che scatena le risposte in uscita.
 
 
Come si combatte la paura?
 
Attraverso la prevenzione! Autori come Darwin, Siger, Francione, Regan, Rachel e tanti altri, sostenevano la riflessività animale rappresentata dalla condizione di inferiorità, in cui gli animali sono posti nei nostri confronti e per indurre la società ad utilizzare delle regole di moralità che diano giustizia agli animali. La zoofobia o paura dell’animale può essere considerata una particolare conseguenza della perdita di consuetudine con gli animali. A differenza del soggetto apatico o intollerante, lo zoofobo molto spesso desidera ardentemente superare questa paura che condiziona la sua esistenza.
 
La zoofobia può assumere forme idiosincratiche e generalizzate, ma più spesso si manifesta come un orientamento specifico verso una particolare tipologia di animali.
 
 
Le caratteristiche sono:
 
– la persona, in precedenza al mostrarsi della zoofobia, già presentava uno stato di diffidenza verso gli animali in senso generale, frutto di una privazione esperienziale o di una trasmissione educativa sbagliata;
 
– la particolare istintività indotta dalla paura ha incentivato reazione di allontanamento, aumentando la privazione esperienziale e talvolta creando situazioni di frizione tra la persona e particolari animali;
 
– a causa dell’incomprensione etologica che si viene a creare per lo stato di allerta mostrato all’animale, la persona si pone in una condizione di difesa, piuttosto che di avvicinamento.
 
Queste tipologie di interazione con l’animale si esplicitano in profili comportamentali molto differenti e chiaramente distinguibili:
 
– atteggiamento Zoofobico= si manifesta con rigidità del corpo, aumento della vigilanza, reazioni ipercinetiche, freezing, gesti scomposti.
 
– atteggiamento zoointollerante=si manifesta con aumento del comportamento somestesico, tendenza a pulirsi ed annullarsi le mani, mimica di ribrezzo-disgusto, tendenza svolgere lo sguardo altrove, rabbrividire.
 
 
Fanel Coppola,
 
Istruttore Cinofilo
 
LovingDogs.it
 



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